In questo mese ho scelto di lasciarmi guidare dall’Azzurro. Non un azzurro qualunque, ma quello che parla di prospettiva, di parole trovate, di trasformazione vissuta fino in fondo.
A indicarmi la strada, come sempre, sono stati i libri. Questa volta ho scelto cinque coppie di storie, molto diverse tra loro, ma legate da un filo sottile: cosa succede quando una donna smette di tacere e comincia a dare forma a quello che sente.

L’Azzurro della cura: dal lutto alla forma
La prima coppia è “Scritture segrete” di Dacia Maraini e “I quaderni botanici di Madame Lucie” di Melissa Da Costa. Maraini racconta come, nel tempo, le donne abbiano usato la scrittura per esistere anche quando il mondo intorno non lasciava loro spazio: diari nascosti, lettere mai spedite, pagine scritte di nascosto. Da Costa racconta invece una protagonista che attraversa un lutto osservando e disegnando fiori, piante, cicli stagionali, fino a ritrovare in quel gesto ripetuto una forma nuova di sé.
Due linguaggi diversi, parola e disegno botanico, ma la stessa domanda di fondo: da dove sto guardando questa storia, e come posso darle una forma che mi permetta di attraversarla?
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L’Azzurro del coraggio: esistere altrimenti
La seconda coppia è “Io sono Malala” di Malala Yousafzai ed “Ex ortodossa” di Deborah Feldman. Due desideri semplici quanto radicali: studiare, respirare. Due fughe necessarie, una dai talebani, una da una comunità che non lasciava spazio a un’altra versione di sé.
Non sono storie di donne eccezionali che compiono gesti straordinari. Sono storie di donne che si rifiutano di scomparire, che smettono di lasciarsi raccontare da altri e cominciano a raccontarsi da sole.
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L’Azzurro della parola: dare nome a quello che si sente
La terza coppia è “Le parole per dirlo” di Marie Cardinal e “C’è sempre tempo per ricominciare” di Lucia Fertz ed Emanuele Elo Usai. Cardinal racconta un percorso di analisi in cui nominare il proprio dolore, pezzo per pezzo, è il vero lavoro della guarigione. Finché manca il linguaggio, un’esperienza resta muta, difficile da maneggiare; nel momento in cui trova le sue parole, comincia a poter essere trasformata. Il secondo libro aggiunge un tassello importante: non esiste un momento sbagliato per questo lavoro. Si può ricominciare a qualsiasi età, da qualsiasi punto ci si trovi.
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L’Azzurro della presenza: dal troppo all’abbastanza
La quarta coppia è “Mi dicevano che ero troppo sensibile” di Federica Bosco e “La bambina che non esisteva” di Siba Shakib. Bosco racconta cosa succede quando passi la vita a sentirti dire che quello che sei è eccessivo, e come si impara, passo dopo passo, a smettere di scusarsi per esistere. Shakib va oltre: racconta di una bambina a cui viene negata persino l’esistenza, e della lotta per affermare, comunque, di esserci.
Due storie diverse, stesso passaggio: dal rimpicciolirsi per non dare fastidio all’occupare lo spazio che spetta.
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L’Azzurro della memoria: quello che si tramanda
La quinta coppia è “Cigni selvatici” di Jung Chang e “Le ricamatrici della regina” di Jennifer Hobson. Chang racconta tre generazioni di donne cinesi, unite attraverso guerra e rivoluzione da gesti e saperi che passano di mano in mano. Hobson racconta un’altra forma di eredità, quella che passa attraverso ago e filo, dove ogni punto è una parola e ogni ricamo una narrazione che resta.
Qui la trasformazione non è solo personale: è quello che si sceglie di lasciare a chi verrà dopo.
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Cinque coppie, un solo filo Azzurro
Guardando insieme queste cinque tappe, mi sembra che l’Azzurro di questo mese ci accompagni attraverso un percorso preciso: prima lo sguardo che si sposta, poi il coraggio di esistere altrimenti, poi la parola che dà nome alle cose, poi la presenza piena, infine la memoria che si tramanda.
Non serve avere già tutto chiaro per cominciare. Basta un punto di vista nuovo, una parola trovata, un piccolo gesto quotidiano a cui restare fedeli.
Simonetta Viazzi

Simonetta Viazzi
Mi chiamo Simonetta e sono una Paper Artist specializzata in coordinati nozze personalizzati.
Progetto e realizzo partecipazioni, libretti, tableau e tutti gli elementi della vostra wedding stationery, studiando ogni dettaglio per riflettere chi siete davvero.
Lavoro a stretto contatto con voi per creare un coordinato grafico che racconti la vostra storia in modo autentico e coerente, dal primo Save the Date all’ultimo biglietto di ringraziamento.
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