Di Devid Rota

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Davanti a me un foglio bianco. E il bianco è il nulla, il vuoto, l’assenza assoluta. Può spaventare o spingere all’immaginazione ma certo è che questo bianco di pagina attende di sporcarsi di qualche nera parola che le dia significato, colore.

Pensavo fosse doveroso e naturale paragonare il bianco dell’arte di Lele al bianco della statuaria classica, della Venere di Milo, del Laocoonte, ma anche del David, di Amore e Psiche, della Paolina Borghese. Forse perchè le sculture di carta di Lele in fondo sono come i bassorilievi del Partenone o le rappresentazioni del Bernini: si presentano a noi per lo più prive di colore, bianche, come se la carta fosse marmo. Ma se Michelangelo e Canova vivono dell’eredità scolorita nel tempo di greci e romani (permettetemi di ricordare che le sculture e le architetture classiche erano originariamente molto variopinte, al contrario delle sculture rinascimentali e neoclassiche che nascono bianche), Lele adotta il bianco non come una scelta forzata dal materiale, la carta, nè come un adattamento ad un tradizione artistica, ma come significato fondativo della sua poetica.

 

 

 

Il bianco nella paper-art di Lele è messaggero di positività, di speranza, di bene. Il suo bianco è il bianco della luce che si oppone al nero della tenebra, la tenebra della grande letteratura che nasconde il pericolo, il male, la morte. Partendo da semplice carta bianca, che per il nostro artista è anche quella proverbiale “carta bianca” che è foriera di infinite possibilità, Lele dà forma alla sua fiabesca immaginazione, che sa risvegliare anche in tutti coloro che hanno la fortuna di potergli parlare e magari, fortunati loro, commissionargli un’opera. Quando ci si trova di fronte ad una sua creazione, sia essa una light-box o un diorama, si viene inondati da una luce che è l’insieme del bianco della carta e delle luci sapientemente collocate da Lele. È una sensazione di gioia, di felicità che viene confermata dalle forme che il nostro è riuscito a ricavare da un materiale così povero e quotidiano e che ci sbalordisce per quanto riescano a parlare al nostro io più profondo. Perchè è questo il bianco di Lele: è quella luce interiore che lui ha scelto di continuare a vedere in questo nostro mondo pieno di ombre scure e che riesce a riportare alla luce in ogni persona che incontra e che ammira le sue opere. Devo dirlo: è pura magia! Una magnifica illusione che questo mago della carta riesce a costruire, rifiutandosi di partire dal colore o di colorare, se non rarissimamente e in minimi spazi, quel bianco che illumina le nostre vite di gioia e speranza. Una confidenza sul metodo del nostro artista? Se andrete da lui per commissionargli un’opera, lui prenderà i suoi appunti, trascrivendo ogni vostro desiderio, ogni luce ed ombra del vostro animo che vorrete rivedere vivere nella carta, nel suo “libro nero”, un grande taccuino dalla nera copertina in cui lui trasforma la vostra nostalgia di un mondo sereno e refrattario al dolore della vita, in un’opera unica che non smetterà mai di farvi sorridere e sperare ogni volta che la guarderete alla luce del giorno o la farete vivere con le luci che Lele vi ha nascosto perchè illuminino i vostri momenti bui.

 

 

Bambini appesi ad un palloncino, fiori e fili d’erba luminosi, orologi intarsiati, angeli ed gnomi, amanti o amici abbracciati, personaggi di cartoni e film che vivono nei nostri cuori, sagome che riconosciamo come nostri cari, ogni soggetto di carta prende vita tra le mani (e le lame affilate) di Lele il Bianco (non me ne voglia il tolkeniano Gandalf). Ecco cos’è il bianco nella paper-art di questo artista: la volontà, talvolta faticosa, di vedere e vivere la luce in ogni nostra giornata, “colorare” il nero che macchia le nostre esistenze con una fiabesca medicina luminosa che fa rinascere la nostra innocenza di bambini.

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Emanuele Tarchini

Nasco danzatore: il corpo che da’ vita ai miei pensieri, la musica il filo che lega testa e corpo. La danza forma fortemente il mio essere, ma soprattutto mi regala la consapevolezza di chi sono: mi fa capire me stesso e insieme mi insegna che non c’è limite a quello che posso fare.

La fantasia non ha limiti.

Ho sempre sentito il bisogno di incanalare le mie emozioni in qualcosa di concreto, di tangibile e così, perché i miei pensieri non rimanessero solo parole, le ho racchiuse in tutto ciò che ho sempre creato, plasmandole in materia.

Ma questo non mi è bastato: sono andato oltre la forma, carpendo il lato nascosto e non fermandomi mai a quello che è l’oggetto in sé, ma dando, come nel caso specifico della mia arte, una seconda vita alle cose: l’albero diventato carta, rinasce attraverso la mia arte; le pagine bianche prendono forma, colore in un’armonia intagliata nella pagina stessa, e come ogni libro che narra una storia, in questo caso le pagine racchiudono la propria.

Diamo vita ai pensieri con le parole e così la scatola ci rappresenta un po’ tutti: aprendo il coperchio diamo luce alle parole rendendole concrete e visibili, contemporaneamente, come uno scrigno segreto, le proteggiamo.

Non fermatevi alla sola scatola! Non guardate la scatola solo per quello che io ho voluto racchiudere! Apritela al mondo con l’intento di raccontare voi stessi in un nuovo modo, in una nuova forma: torniamo insieme a sognare… IMMAGINA, PENSA, CREALO

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L’articolo “Lele il bianco” è stato scritto da il Professore Devid Rota, Professore D’arte. Parlando con lui del progetto di Sognosoloacolori, è stato lui a voler a tutti i costi scrivere quello che è per me il bianco, una persona che studia molto la mia arte, la tecnica il pensiero e tutto quello che la circonda.
Posso solo dire che una volta che ho finito di leggerlo non è stato cambiato nulla, è esattamente lo specchio di me.