Di Katia Barcaro

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Se penso al color terra, istintivamente visualizzo piante, fiori, foglie secche autunnali, sentieri nei boschi, funghi, legno… E come sa chi mi conosce, queste ed altre declinazioni dell’ambiente naturale stanno alla base della mia ispirazione.

Parlando di business, mi vengono in mente alcuni brand che lo utilizzano per i loro prodotti e i loro loghi ma, in particolare, quelle iniziative imprenditoriali che con la terra e i suoi utilizzi hanno un forte legame. Tornare alla terra per fare business e per tornare alle origini sarà il focus di questo articolo.

 

Significati e assonanze del color terra

L’origine del suo nome è implicita. Alcuni significati di questo colore, così come del marrone in genere, si possono evincere da modi di dire come “stare con i piedi per terra” (= essere realisti, avere la testa sulle spalle) oppure “mancare la terra da sotto i piedi” (= trovarsi improvvisamente in una situazione di incertezza). Si rimanda quindi, ai concetti di stabilità e di sicurezza. Ma anche di tradizione, amore per le proprie origini, equilibrio.

 

Perché scegliere il color terra

 

Il color terra, come altre tonalità del marrone, è utilizzato nel campo alimentare, in quanto può essere percepito come particolarmente sensoriale e con alcune sue sfumature ricorda aromi o cibi molto amati, caffè e cioccolato in primis. Esempi in tal senso li ritroviamo in brand come Pernigotti, M&M’s, Nespresso, che utilizzano diverse tonalità del color terra nei loro loghi e/o nei prodotti. In questo campo, il marrone richiama anche il concetto di sano e di biologico. In generale, è un colore che può essere considerato idoneo a tutti i settori che abbiano un legame con agricoltura e natura.

Lo troviamo in quello dell’abbigliamento e degli accessori (ad es. “The Bridge” con i suoi articoli di alta pelletteria) e in aziende di servizi come UPS, azienda di trasporto pacchi e spedizioni internazionali. In entrambi i casi la scelta del marrone e del color terra è coerente con il messaggio di qualità, affidabilità, attenzione per i dettagli che i rispettivi marchi vogliono trasmettere.

Molti dei brand citati hanno lunghe storie alle loro spalle, storie particolarmente interessanti fatte di successi e di momenti critici, di espansioni e di passaggi delicati. Alcune di queste potranno essere oggetto di analisi in altre occasioni.

In questo articolo, l’argomento clou si riferisce a un intero settore e ai suoi più recenti sviluppi. Come già anticipato, infatti, il colore in oggetto è protagonista di tutte le iniziative imprenditoriali in cui la terra è il senso, il fine e il tramite attraverso cui si realizzano gli obiettivi aziendali. Di questo si parlerà nei prossimi paragrafi.

 

Ritorno alla terra come scelta di vita e di business

 

Parliamo di business che fanno della terra il loro punto di partenza e di arrivo. Parliamo di attività in campo agricolo. Negli ultimi anni è stato rilevato un fenomeno che, rispetto al trend dei decenni precedenti, mostra un andamento in controtendenza: l’aumento delle aziende agricole guidate da giovani.

L’Italia vanta un vero e proprio primato europeo per aziende agricole condotte da under 35.

Si tratta di giovani preparati, spesso con una laurea in tasca e con brevi esperienze qualificate alle spalle, che sentono il bisogno di tornare alle origini, di riscoprire un rapporto più diretto con la natura e con i suoi ritmi.

Alcuni di loro provengono da settori del tutto diversi: sono architetti, avvocati, bancari, ragazzi che hanno provato a realizzarsi in ambiti coerenti con i titoli perseguiti o con i propri sogni dell’infanzia e che a un certo punto hanno capito che non erano nel posto adatto a loro. In alcuni casi, hanno rivisto l’esperienza dei propri nonni/genitori alla luce di nuove prospettive per l’agricoltura moderna, in altri hanno capito come valorizzare terreni/casali ricevuti in eredità e lasciati abbandonati a lungo. Ma ci sono anche molti esempi di giovani che scelgono questa strada già prima dell’Università, intraprendendo un percorso di laurea in Agraria o in Veterinaria e poi partendo da zero, unendo le proprie forze a quelle di uno o più compagni di avventura.

 

Cause del fenomeno

Le motivazioni del fenomeno descritto sono diverse e in parte anticipate. Vediamole nel dettaglio:

difficoltà occupazionali dei giovani, in particolare in alcune zone d’Italia che, d’altro canto, sono adatte alle coltivazioni in quanto favorite dal clima e dalle caratteristiche del suolo; questa difficoltà stimola il desiderio di prendere per mano il proprio destino, senza aspettare che la soluzione arrivi dalla sala comandi di un mondo del lavoro talvolta spietato o impenetrabile;

– bisogni legati alla percezione di uno scollamento tra essere umano e contesto moderno, come:

  1. esigenza di recuperare uno stile di vita e di lavoro a misura d’uomo (e di donna), lontano dall’eccesso di stress, cemento, rumore e da un certo grado di alienazione;
  2. bisogno di riconnettersi al mondo reale, in una fase storica dove rifugiarsi in mondi paralleli sta diventando una pratica quotidiana quasi inconsapevole;
  3. bisogno di riappropriarsi della sensazione di produrre un risultato tangibile, di trovare un senso dentro alle proprie fatiche, di sentire che il proprio ruolo riveste una certa importanza nel contesto economico locale;

attrazione verso attività in linea con una crescente sensibilità green, di cui i giovani sono portatori, nel rispetto degli equilibri del nostro pianeta e della salute degli esseri umani;

incentivi/finanziamenti pubblici che possono dare un impulso ai giovani verso questo settore.

 

Tipologie ed esempi di iniziative in campo agricolo

 

Il cosiddetto “ritorno alla terra” non è mai un banale ritorno al passato. Le nuove generazioni di imprenditori agricoli sono in grado di fondare realtà innovative potendo contare su competenze tecnico/economiche/di marketing per sviluppare i propri progetti e promuoverli al meglio. Usando le loro stesse parole, sono imprenditori “con la zappa in una mano e il tablet nell’altra”.

Al di là delle specifiche iniziative di queste giovani aziende, il loro denominatore comune è spesso quello del filone BIO. Solo per citarne alcune, oltre alle colture di vigneti, uliveti e agrumeti si prediligono coltivazioni di prodotti come zafferano, frutti di bosco, erbe officinali, grani e frutti antichi, bamboo gigante. Anche per ciò che riguarda gli allevamenti, prevale l’attenzione verso il biologico.

Proprio per questa impronta fortemente “green” delle nuove generazioni di imprenditori agricoli, il modello su cui si punta è spesso quello della agricoltura a km 0 e una delle attività complementari è quella della micro-ricettività ecosostenibile.

Riporto qui alcuni esempi di iniziative imprenditoriali originali che si possono trovare in rete:

le chips naturali con le vere patate di montagna, aromatizzate con erbe alpine, inventate da un ragazzo valdostano

il bio-agriturismo in malga gestito da una giovane ragazza trentina

l’azienda agricola biologica con e-shop di prodotti bio in Sicilia

 

Tornare alla terra per fare business: la mia opinione

Tornare alla terra e dedicarsi ad un lavoro che permette di stare a contatto con la natura e con l’essenza della vita non può che sembrarmi un’ottima idea, adatta a chi sente questa forte attrazione. Questo, però, non significa che sia facile o che sia adatta a tutti.

Esistono molte spinte che arrivano dal nostro contesto attuale e che, come abbiamo già visto sopra, possono indurre i giovani ad intraprendere un’attività nel settore agricolo. Tutte queste possono essere sostenute solo da una forte motivazione personale.

Quel che voglio intendere è che non bisogna lasciarsi ingannare da un’idea troppo romantica che questi progetti imprenditoriali possono far scaturire.

Vi sono, infatti, alcuni aspetti critici. Vediamoli:

– il livello di fatica fisica può essere molto elevato (ma su questo punto i giovani sono avvantaggiati);

– i ritmi dell’agricoltore, sono sì più naturali di quelli cittadini, ma non per questo sono sempre confortevoli: la natura non conosce giorni di festa e inoltre bisogna sempre rispettare gli orari e le stagionalità che la stessa impone;

– le annate negative vanno tenute in conto;

– oggigiorno l’approccio richiesto è quello imprenditoriale, sotto molteplici aspetti;

– anche questo settore non è esente da lungaggini e da complessità burocratiche.

 

Suggerimenti finali

Gli aspetti critici citati non saranno sufficienti a scoraggiare chi ha forte motivazione e voglia di mettersi in gioco a tutti i livelli. A questi giovani pieni di entusiasmo e di risorse, consiglio di studiare bene la propria idea mediante un dettagliato business plan, che serve in ogni caso per accedere ai finanziamenti pubblici (previsti dai PSR – Piani di sviluppo rurale dell’Unione Europea).

Chi non ha alcuna esperienza e/o non si può appoggiare a persone fidate ed esperte dovrà preferibilmente affrontare un periodo di prova presso altre aziende. Le informazioni da raccogliere, le competenze da acquisire e gli adempimenti per l’avvio richiedono tempi lunghi, quindi meglio muoversi con un buon anticipo rispetto all’anno ipotetico in cui si prevede di avviare la propria attività. Questo è particolarmente vero per chi vorrà richiedere un finanziamento pubblico.

Poiché l’Italia detiene anche un altro primato in Europa, quello dell’elevato costo della terra arabile, l’investimento iniziale potrebbe essere molto ingente. Liguria e Lombardia sono in testa nella classifica delle regioni con terre più care, Sardegna e Puglia le più abbordabili. Per aggirare l’ostacolo, può essere consigliabile ricorrere all’affitto, che è decisamente più sostenibile.

Non potendo approfondire ulteriormente un tema alquanto complesso come quello affrontato, concludo inviando un pensiero di gratitudine a queste nuove generazioni che decidono di dedicare la propria vita a progetti così importanti per il futuro di tutti noi e della nostra Terra.

 

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Katia Barcaro

Sono Katia Barcaro, aiuto le persone a superare fasi di cambiamento, in particolare in area professionale.

Per chi intende mettersi in proprio, propongo percorsi di orientamento e di consulenza ad hoc, anche per studiare la fattibilità di nuove iniziative e di nuovi progetti imprenditoriali.