Gli altri, un Roseto pieno di spine

Di Michela Scomazzon Galdi

***

La malignità e la prontezza con cui accettavano

pettegolezzi e insinuazioni sulla volgarità dei condomini

dei piani inferiori o sull’arroganza di quelli superiori,

raggiungevano l’intensità di un pregiudizio razziale

(J. G. Ballard)

 

 Il mondo è un condominio

tra la malvagità e la pazzia:

l’una regna e l’altra comanda

(Anacleto Verrecchia, filosofo, 1926 – 2012)

 

 

Sognosoloacolori a Dicembre è turchese, colore che dona protezione e affetto ed esprime serenità e gentilezza. “Abbinato” al turchese, vi propongo “Gli altri”, romanzo d’esordio di Aisha Cerami, pubblicato a settembre 2019 da Rizzoli.

In Italia, a meno che non si viva nel centro storico di un paese o magari in campagna, ognuno di noi prima o poi ha probabilmente provato la vita in un condominio.

Secondo uno studio dell’A.N.AMM.I. (Associazione Nazional-europea Amministratori d’Immobili), circa 2 milioni di italiani, ogni anno, fanno causa per questioni condominiali e, il più delle volte, si vedono respingere il ricorso di fronte al giudice di pace. L’A.N.AMM.I. ha stilato una classifica delle liti condominiali: al primo posto ci sono gli odori e i rumori provenienti da altri appartamenti. Il secondo motivo è l’automobile parcheggiata in uno spazio non autorizzato nel garage condominiale. Ma anche le voci dei bambini che giocano in cortile non sono più tanto tollerate; dà fastidio anche chi innaffia le piante e fa cadere l’acqua al piano di sotto o chi porta gli animali domestici in ascensore.

Insomma, la convivenza in un condominio sembrerebbe proprio costituire un incubo per molti…

Nel suo romanzo “Gli altri” Aisha Cerami ci introduce invece in un condominio all’apparenza perfetto, dove regnano serenità e gentilezza e dove ogni abitante si sente protetto dai vicini:

“A ridosso della tangenziale sorgeva un quartiere di periferia così minuto da far pensare a quei borghi di campagna isolati dal mondo. Dove gli abitanti non chiudono le porte. Dove a ogni voce sentita viene dato un nome, e dove le parole rimbalzano di casa in casa. […]

Al centro di questo sobborgo dimenticato, si trovava una palazzina degli anni Cinquanta di quattro piani. La costruzione era immersa in un lussureggiante prato fiorito circondato da una siepe di rincospermo a proteggere l’intimità dei residenti. […]

I coabitanti della palazzina amavano la loro oasi come fosse una creatura da proteggere. Uniti dalle loro premure, avevano trovato, nelle cure del Roseto e nelle riunioni settimanali, un equilibrio esemplare”.

 

Il Roseto è abitato da una moltitudine di personaggi diversi tra loro: la vecchia signora Dora, una vicina di casa generosa amata da tutti, con il suo cagnolino Poldo; Libia, una ragazza coperta di tatuaggi, con orecchini ovunque ed i capelli rasati da una parte, che arrivata al Roseto otto anni prima si era sentita dire da una vicina: “Sei fortunata, qui nessuno ti farà mai del male se ti lascerai guidare”; la russa Olga, arrivata al Roseto con la giovane figlia Irina; Romana, una donna “sottile come una matita”. E poi ci sono Il Conte, un uomo né bello né brutto, non basso, ma neanche alto, magro ma non troppo, che vive con la vecchia madre che lo guarda sempre con disapprovazione; Rachele, una donna dagli “occhi nerissimi e capelli color cioccolato” sposata con il mite Nico; Marilyn, un travestito “dal viso sottile e inafferrabile, con due occhi levantini”; Maria, una bella donna “che porta dentro di sé il ricordo di una gravidanza luttuosa”, sposata con Pietro.

Al Roseto, tutti loro si erano ritrovati tra le braccia accoglienti di “una piccola comunità illuminata” e, tutti insieme, si consideravano una grande famiglia: e come in una famiglia, per andare d’accordo bisognava rispettare “le regole”.

Ma questa atmosfera idilliaca, dove “tutti si aiutano gli uni con gli altri e le signore sorridenti si scambiano ricette”, viene interrotta dalla morte improvvisa dell’anziana vicina Dora. Dopo un funerale molto partecipato, la figlia di Dora (che in passato si era fatta vedere pochissimo), rivela al Roseto che vuole affittare velocemente l’appartamento della mamma e non intende accettare l’aiuto dei condomini i quali, come hanno sempre fatto in passato, vorrebbero selezionare i futuri vicini di casa!

Quando si presenta l’agente immobiliare, si dimostra discreto ed evasivo sull’identità dei nuovi vicini ma sollecitato dalle domande dei condomini, “furbi come volpi affamate”, sarà costretto a rivelare che nell’appartamento prima abitato da Dora arriverà una famiglia con un figlio di dodici anni.

Ma i nuovi vicini si riveleranno riservati ed indaffarati e non parteciperanno neanche alla ricca cena di benvenuto organizzata dai condomini che si sono autotassati per organizzarla.

La nuova famiglia si dimostra “strana”: prende possesso della casa alle 5 del mattino, i due genitori escono all’alba per andare al lavoro e tornano la sera tardi, lasciando solo il giovane Antonio (un fatto gravissimo per gli abitanti del Roseto), mentre in realtà l’adolescente è amato dai genitori, maturo e sereno.

Ma con l’arrivo dei nuovi vicini che non sembrano voler entrare a far parte di quella “grande famiglia”, al Roseto ben presto tutto cambia. Le tensioni, le gelosie, i pettegolezzi, i dissapori che prima rimanevano nascosti sotto una veste di ipocrita gentilezza, cominciano a deflagrare; scoppiano litigi per un nonnulla, si scatenano diffidenze e sospetti, una macchia misteriosa comincia ad espandersi sulla facciata del condominio.

Di chi è la colpa?

Inizia così un’aggressiva ricerca del capro espiatorio: “gli altri”, i nuovi vicini di casa…

Man mano che procediamo nella lettura, ci accorgiamo con sgomento che l’armonia del Roseto è solo apparenza e che dietro le vite ordinate e sorridenti dei condomini si celano in realtà segreti e dolori. La vita al Roseto comincia ad apparire per quello che è: una gabbia soffocante, dove ognuno mostra il peggio di sé: solo gli adolescenti Antonio ed Irina dimostrano e posseggono purezza di cuore e mente aperta.

Aisha Cerami ha dichiarato in un’intervista che per scrivere il romanzo “Gli altri si è ispirata al capolavoro di J.G. Ballard “Il condominio” ma anche ad una sua esperienza personale all’interno di un condominio nella periferia di Roma: “ci fu un avvenimento scatenante che cambiò i miei rapporti

con i vicini di casa: non volevo mettere le sbarre alle finestre e questo creò diffidenza negli altri, astio ed una sequela di dispetti”.

Come ha spiegato l’autrice, il romanzo “Gli altri” racconta quello che spesso succede nella realtà: “perché il diverso rappresenta quello che non conosciamo. E l’ignoto ci mette paura, ci rende guardinghi, cauti e rabbiosi. Come se ciò che non ci somiglia fosse un pericolo, un ostacolo. Come se il dissimile ci rifiutasse e ci obbligasse a guardarci dentro. Ma non sempre si ha voglia di mettersi in discussione. Si preferisce attaccare, giudicare e chiudere la mente alle nuove possibilità. L’intolleranza è questione umana che ci portiamo dentro da sempre. Diventiamo inquieti e sospettosi perché la diversità ci appare come un rifiuto. Fatichiamo ad empatizzare con ciò che non conosciamo”.

Gli altri” è un affresco corale, una sorta di commedia nera, scritta con linguaggio semplice ma intenso, dove l’intreccio degli eventi ed i dialoghi sono portati avanti con abilità ed ironia e con un acuto occhio cinematografico; una metafora (amara) della nostra società dove il “diverso” da noi mette paura e scatena diffidenza, pregiudizio ed intolleranza.

Un libro che induce noi lettori ad una profonda riflessione sui temi attuali della convivenza, della solidarietà e dell’accoglienza e che ci invita a dialogare e confrontarci con la nostra “Ombra”.

Ma non dobbiamo avere paura di questo confronto: come ci ricorda lo scrittore, drammaturgo e poeta Stefan Zweig, “Ogni ombra è figlia della luce”.

 

Gli altri

di Aisha Cerami

Editrice: Rizzoli

Genere: Narrativa

Anno Pubblicazione: settembre 2019

Pagine: 288

 

AISHA CERAMI è nata e vive a Roma. Ha collaborato per alcuni anni con “Il Sole 24 ore” pubblicando racconti sul fantastico. Nel 2019 è stata candidata al David di Donatello per la colonna sonora del film “A casa tutti bene”. “Gli altri” è il suo primo romanzo.

 

 

Libri e tè

 

 

 

Il tè non ha l’arroganza del vino,

né la supponenza del caffè e neppure

la leziosa innocenza del cacao

(Okakura Kazuko)

Toc, toc, tutte pronte? E’ il momento del benessere! Perché del benessere? Perché ora ci prepariamo un bel tè, bevanda ricca di antiossidanti, così preziosi per contrastare l’effetto nocivo dei radicali liberi.

Per il romanzo “Gli altri” vi consiglio l’Afternoon Darjeeling Tea di una tra le migliori marche in commercio: la Taylors of Harrogate, che vi ho già presentato nel mese di novembre. Per chi non avesse letto il mio articolo del mese scorso (non l’avete letto?!), la Taylors - un’azienda inglese a conduzione familiare, con sede nella storica città termale di Harrogate, nel bellissimo North Yorkshire Dales - è stata fondata nel 1886 da mister Charles Taylor. Il patrimonio personale di mister Taylor era costituito dall’esperienza acquisita negli anni in cui prestò la sua opera in una società londinese di tè. Il suo segreto risiedeva nello scegliere personalmente le piantagioni di tè, le materie prime e gli esperti assaggiatori che, tutt’oggi, monitorano le miscele per garantirne la qualità.

Anche se oggi l’azienda è cresciuta, continua a mantenere i suoi valori artigianali. Le modalità con cui la Taylors produce tè (e caffè) gli ha fatto guadagnare il Royal Warrant come fornitore ufficiale del Principe di Galles. La Taylors ha una vasta selezione di pregiati tè e spazia da tè neri selezionati al loro apice stagionale sino a tè verdi e rinfrescanti infusi di erbe. La loro gamma di tè (e caffè) è attualmente venduta in circa 35 Paesi e proposta in raffinate ed eleganti confezioni dal packaging molto… british.

L’Afternoon Darjeerling Tea che vi propongo, è un pregiato tè nero realizzato al 100% con foglie di tè delle montagne dell’Himalaya, raccolte all’apice della stagione di crescita, quando il tè è al suo optimum. Dal color ambra e dalle caratteristiche note muschiate che ricordano l’uva moscato (note tipiche di alcuni tè darjeeling, specialmente quelli “second flush”, cioè raccolti in giugno), risultato di una combinazione unica tra altitudine, clima nebbioso, suolo ricco ed attenta raccolta, l’Afternoon Darjeerling Tea è perfetto per un break pomeridiano, accompagnato da torte o pasticcini.

Curiosità: il Darjeerling è tradizionalmente considerato il più pregiato tra i tè neri, tanto che viene soprannominato lo “Champagne dei tè”.

Come e quando servire: da gustare puro ma perfetto anche con latte.

Tempo di infusione: 3 -4 minuti.

Disponibile in: confezioni da 20 filtri (50 gr) oppure confezione da 125 gr. (in foglie).

Per il CHALLENGE DI NATALE , Michela Bellomo e Alessandra Mura mi hanno abbinato - come decorazione per l’albero natalizio - la slitta di Babbo Natale; sapendo che sono esperta di comunicazione e uffici stampa, in particolare nel settore culturale, e che credo fortemente che la Cultura doni Bellezza e contribuisca al dialogo interculturale, mi hanno immaginato su una luminosa slitta, insieme a Babbo Natale, per distribuire cultura ed organizzare eventi per il mondo.

Proprio in occasione del Challenge di Natale, mentre sfreccio sulla slitta per distribuire doni, ti offro – come dono per te, con scadenza 1° Febbraio 2020, giorno del mio compleanno, uno sconto del 10% su un mio servizio di comunicazione (organizzazione di un evento, di un workshop, presentazione di un libro, di una mostra d’arte o di artigianato o anche redazione di un comunicato stampa).

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Michela Scomazzon Galdi

Mi chiamo Michela e mi occupo di comunicazione e uffici stampa nel settore culturale perché credo che la cultura, oltre a donare bellezza, possa contribuire al dialogo interculturale e alla pace.

Promuovo e comunico i tuoi eventi culturali, rendendoli unici attraverso il fascino dei colori.

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