L’oro di Mariano Fortuny – La mia intervista impossibile

Di Maria Rosa Cirimbelli

***

Seduto all’ombra del grande glicine, Mariano Fortuny mi accoglie con la gentilezza e il calore che lo contraddistinguono. Segno che le sue origini spagnole sono ancora presenti in lui, anche se da anni vive e lavora nella nostra Venezia. Accanto gli siede l’affascinante moglie e musa Henriette Negrin, stilista francese moglie con cui ha fondato l’Anonima Fortuny. Nella casa vivono le sue lampade, le stoffe plissettate che ha creato proprio grazie ad Henriette, i dipinti, le sete, i velluti. Alle pareti una preziosa collezione di disegni del Goya. Fuori, lontani i rumori delle barche sui canali, di voci, di gabbiani nell’aria salmastra di laguna.

 

Mariano Fortuny - autoritratto

 

Henriette Negrin: moglie, musa e socia di Fortuny

 

Quanto c’è di Venezia nelle sue creazioni, chiedo al maestro che guardando da una stretta e alta finestra lentamente, quasi a misurare ogni parola, comincia il suo racconto. “Sono così legato a Venezia e alle sue contraddizioni stilistiche: dal bizantino prezioso di San Marco agli stucchi decadenti, dai mosaici agli straordinari merletti architettonici, dai marmi orientali ai muri gonfi e scrostati rivestiti da tristi tappezzerie.
Quando arrivai a Venezia, nel 1889, ero molto giovane. Venivo da Parigi, frequentavo Rodin e Constant, può capire? Era tutto così stimolante. Ma arrivare qui è stato come avere un’illuminazione, i palazzi riflessi nei canali, l’oro delle cupole, i Mori, l’acqua ovunque. È stata un’emozione indimenticabile che ho riprodotto nelle mie stoffe.”

Fortuny è considerato da molti il padre della moda italiana, colui che ha liberato la donna dagli abiti ingessati dell’alta moda parigina. Da stilista affermato, come vede la donna moderna? “Amo le donne e amo la loro leggiadria, amo il loro modo di muoversi, di camminare, le forme morbide e le curve spaziose con cui veleggiano verso la vita. Credo che fosse doveroso liberarle per sempre da quei busti austeri. Forse quello che sono riuscito a fare, e lo dico senza presunzione, è aver permesso alle donne di respirare profondamente e con ciò di inspirare un nuovo concetto di vita. Mi sono sentito, in questo, molto vicino al movimento estetico e modernista più all’avanguardia, che ha introdotto la cultura di un abito più funzionale.”

 

Abito Delphos

 

Oggi Eleonora Duse e Isadora Duncan indossano le sue creazioni come la sciarpa plissettata Knossos e l’abito Delphos, perché le amano tanto? “Una veste plissettata permette alla donna di essere libera e al tempo stesso elegante, coperta ed esposta dal fluttuare leggero del tessuto. Nei risvolti delle piccole pieghe il colore danza e si illumina, in accostamenti cromatici che cambiano a seconda dell’ora del giorno, dando ogni volta l’impressione che l’abito risplenda di luce propria.”
Già, la luce… una vera fissa per il maestro a cui dobbiamo anche l’invenzione delle luci da palcoscenico e molte altre diavolerie elettriche che hanno traghettato il teatro dal tetro lume di candela all’esplosione dorata dell’Appareil de decoration theatrale. In pochi anni deposita brevetti che vanno dalle lampade alle carta fotografica, dalla creazione del plisset alla stampa policroma su tessuti. E si perché Mariano Fortuny non crea solo modelli e nuove linee, impasta in modo alchemico i colori dei preziosi tessuti, con una tecnica di stampa che ha brevettato e che utilizza nell’Anonima Fortuny, dove vengono realizzati i suoi abiti in esemplari unici.

 

Modella in abito Delphos

 

Di un suo abito in velluto Marcel Proust, suo grande amico, scrive “di un blu intenso che, a misura che il mio sguardo vagava su di esso, si trasformava in un malleabile oro, per azione della medesima metamorfosi che all’avanzare delle gondole, tramuta in fiammeggiante metallo l’azzurro del Canal Grande”.
Il suo estro creativo sembra non avere limiti e non ne ha. Esco dalla sua casa con le immagini negli occhi della sua vitalità e tutta la sua opera ne è una esaltante prova. Quest’uomo geniale dipinge, scolpisce, progetta marchingegni, inventa tessuti che sono opere d’arte dove l’oro e l’argento giocano magicamente intrecciati su trame e orditi. Tessuti cangianti e luminosi che sembrano riprodurre il riflesso dei palazzi veneziani sull’acqua dei canali.
E mentre mi allontano osservando incantata il gioco degli spruzzi d’acqua che il vaporetto solleva, per un attimo, tra i mille iridescenti colori, mi par di vedere una giovane Duncan danzare.

 

Isadora Duncan balla sulla spiaggia © Arnold Genthe / Wikimedia

 

Note d’autrice:
Mariano Fortuny nasce a Granada nel 1871 e muore nel 1949 nella sua casa di Venezia. È stato un creatore di moda, un tecnico della luce teatrale, scenografo, pittore, scultore. Tra il 1901 e il 1934 ha registrato a Parigi una ventina di brevetti riguardanti le tecniche di illuminazione da palcoscenico e il processo di stampa dei tessuti che ancora oggi vengono prodotti nell’omonima Ditta Fortuny: https://fortuny.com/

Le immagini di questo articolo sono tratte da: Elegancepedia; Perfettamente chic; museo Fortuny; Glamora; Pallucco;

Questa intervista è un sogno che ovviamente non si è mai realizzato; la scrissi venti anni fa per un imprenditore illuminato, è proprio il caso di dirlo. L’obiettivo era promuovere la sua esposizione di arredi contemporanei e di design, tra i quali spiccava proprio la lampada Fortuny della Pallucco, ispirata a questo grandissimo e poliedrico artista e inventore.

mariarosa cirimbelli

Maria Rosa Cirimbelli

Nasco a Milano nel 1960 e dal 1997 sono una libera professionista.

La mia vita professionale è stata costellata da momenti buoni e altri meno, e quello che mi sorprende oggi è essere ancora felice di fare ciò che faccio. Mi occupo di comunicazione per le imprese e, dopo tanti anni di onorato servizio, posso dire di essere una consulente che sa orientare e guidare qualsiasi azienda in questa attività fondamentale.

Ho chiamato la mia attività Geode Comunicazione, perché mi intrigano i “belli dentro”, quelle realtà che, come il geode, viste da fuori sono sassi grezzi e duri, la cui vitalità e bellezza sta tutta all’interno. Ed è lì che mi piace indagare per fare emergere i valori, le esperienze, le qualità dei prodotti e delle persone.

Da sempre mi piacciono le storie, quelle belle, appassionate, che ti aprono gli occhi, la mente e il cuore. Storie da ascoltare, da scrivere e da condividere. Anche quelle impossibili, fatte di apparente normalità. Storie in bianco e nero o a colori. Storie da far vivere per non dimenticare.

Comunicare per me è emozione, oltre che competenza. Emozione che provo ogni volta che apro un geode e un mondo pieno di colori prende luce.

Il mio sogno? sviluppare il progetto CIRISCRIVE.

 

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.