Quanto bianco c’è nelle nostre vite?

Di Adriana Migliucci

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C’è il bianco di quel vestitino su cui l’estate ti si riflette addosso.

Il bianco della neve con cui ti ammorbidisci i pensieri.

Il bianco dei mandorli in fiore che ti promette nuova vita.

Il bianco delle mascherine che da questo autunno abbiamo dovuto indossare obbligatoriamente.

Il bianco di tutte quelle librerie, la mia compresa, che da un anno ci arredano a quadratini gli sfondi dei nostri schermi.

Il bianco di tanti bagni, tra carta igienica, sanitari, sapone e confezioni varie, che ci toglie lo sporco di dosso e ci garantisce nuova freschezza.

Il bianco del latte, dell’infanzia vissuta e di quella regalata.

Il bianco dei capelli di quella persona che non vorresti perdere mai.

Il bianco di un foglio di carta o di word che aspetta di essere riempito da te.

Il bianco della panna con cui ci addolciamo i festeggiamenti degli anni che passano.

Il bianco di tutte le case di certi paesi che ti si appiccica addosso per sempre, sia che tu lo viva da loro abitante che lo guardi da loro turista.

Il bianco della schermata di Google dove l’universo ti invita a farsi scoprire.

Il bianco dei taxi, che ti portano esattamente all’indirizzo dove devi arrivare come non succede in molti altri casi della vita.

Il bianco dell’ovatta e dei camici che è cura.

Il bianco delle strisce pedonali che ti fanno balzare agli occhi che vivi in una società con le sue regole e codici.

Il bianco dell’abito da sposa come foglio bianco su cui scrivere la tua nuova vita.

Il bianco del cuscino a cui affidi i tuoi sogni.

Il bianco dei fazzoletti di carta, contagiosi di virus o di emozioni.

Il bianco che impera in cucina tra sale, zucchero, farina, riso e quant’altro con cui nutri e insaporisci le giornate.

Il bianco delle nuvole in una giornata limpida da riempire con la tua fantasia.

E chissà quanti altri bianchi che illuminano le nostre esistenze!

A rappresentarli tutti c’è il bianco Mondrian, in mezzo ai colori, come nella vita.

Un bianco multidirezionale, dipinto con più pennellate, proprio come la vita.

Un bianco che magari sei tu, in mezzo agli altri con tutte le loro variopinte identità.

Un bianco che magari sono gli altri, tutti da scoprire, in mezzo a te che sei il colore con cui ti senti al mondo.

E poi ci sono quelle linee lì, nette, precise, confini tra identità e possibilità di essere.

Se è vero come è vero che noi esseri umani abbiamo un bisogno primario dei confini per arginare le nostre libertà e relazionarci con il mondo e con gli altri, credo che sia altrettanto vero che in quei confini vadano aperti dei varchi per accogliersi reciprocamente con la propria luce e colore che ognuno porta nel campo della vita.

Il dipinto “Composizione” di Mondrian potrebbe essere in effetti un campo di gioco, dove ogni persona è invitata a comporre trame colorate di esistenze interconnesse tra di loro aprendo un varco tra i confini neri. Come aprire quel varco? Con una spennallata di CURIOSITÀ verso tutto e tutti!

Ritrovandomi in pieno nelle parole di Fellini, il lavoro che mi sono scelta per la mia vita è proprio questo:

facilitare sconfinamenti tra le persone intrecciando trame di connessioni generatrici di nuove possibili relazioni umane e professionali attraverso la condivisione di saperi, passioni, talenti, idee e storie di vita che giacciono tra le pagine delle tesi di laurea e in diverse altre esperienze culturali da cui ognuno di noi è composto.

 

 

Per stendere questa trama, uso un gomitolo - sia reale che virtuale - coloratissimo!

Per saperne di più e colorare insieme la vita con nuove relazioni, ti invito sui miei siti

www.stesidalletesi.it e www.ilbelsapere.com

e, a completamento di queste righe, ti saluto consigliandoti il brano musicale “Nuvole Bianche” di Ludovico Einaudi

e la lettura del libro “Tutti i colori della vita” di Chiara Gamberale, per piccoli e grandi.

Adriana Migliucci

Adriana Migliucci

Adriana Migliucci, 48 anni, romana con sangue intriso di Sud, cinque anni passati sui banchi del liceo classico e qualcuno di più tra esami universitari di antropologia e teatro, lavoro dal 1997 come progettista, organizzatrice e promotrice culturale facendo lo slalom con la mia vita da mamma.

Dal 2006 ho fondato e curo l’Associazione Terre Vivaci finalizzata alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei talenti artistici, trasformando i territori in Terre Vivaci attraverso progetti ad hoc dedicandomi all’intero percorso creativo e operativo.

Dal 2018 ho aperto anche la mia partita iva creando la ditta Il Bel Sapere, per tirare fuori e condividere tutta la cultura che ognun* di noi è.

Ogni progetto è un figlio per me, ma tra tutti amo con una passione viscerale STESI DALLE TESI, di cui sono ideatrice, curatrice e conduttrice. Quando entro in contatto con qualcuno, prima ancora di chiedergli come si chiama, voglio sapere se ha qualche tesi chiusa nel cassetto per farla conoscere a tutti e rendere possibile un’economia circolare dei saperi.

 

 

 

 

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